Luca 2, 18-21
In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte
sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e
lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono
compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato
chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Di fronte a qualsiasi evento si svolga di fronte ai pastori, ci sono diverse reazioni.
C’è chi si disinteressa, volta le spalle e va per la sua strada: non vuole essere coinvolto, ha ben altro
da fare in quel momento.
Chi reagisce con cinismo: vede dentro ogni cosa l’inganno, la finzione: impossibile che quel bambino sia un dio, ci vuol altro; se viene a salvare gli uomini perchè non ha cominciato a salvare quei due suoi genitori dalle angherie dell’impero romano, dal freddo, dal bisogno?
E chi si lascia coinvolgere dallo stupore, ci crede, crede alla realtà di quello che vede e sente, crede
che non tutto è misurabile dalla ragione umana, lo riconosce più grande di lui.

I pastori che si sono stupiti hanno raccontato la loro esperienza a quelli che avevano attorno e li
hanno coinvolti. Questo stupore poi va coltivato, come faceva Maria: custodiva e meditava nel suo cuore. Bisogna far scendere questo stupore nel nostro cuore, far diventare il nostro cuore il presepe dove nasce il Signore.

Terminate queste feste, anche noi come i pastori, torniamo alle occupazioni quotidiane: anche noi
glorifichiamo e lodiamo Dio per quello che abbiamo vissuto.

Il nome Gesù significa “Dio salva”: i giorni di festa passati in famiglia circondati dall’amore dei nostri famigliari, l’aver accolto e l’essere stati accolti, sono già la nostra salvezza: non dobbiamo aspettare chissà cosa, ma renderci conto che questa è la forma in cui l’amore di Dio ci raggiunge.

Dio non aspetta l’aldilà: ci ama adesso.

La speranza nasce dal riconoscere i doni che Dio ci ha già fatto. Non rischiamo di voltare le spalle, o di essere cinici, ma stupiamoci dell’esperienza che viviamo. Custodiamo e meditiamo questi fatti concreti cui Dio ci mette di fronte. E glorifichiamo Dio.