“Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.”  (Giovanni 19,25-34).

Ritornando al cammino ordinario dopo il periodo pasquale, la liturgia della Parola ci presenza un passo evangelico struggente.

Gesù in croce, negli ultimi istanti della sua vita terrena, ha la forza di affidare al discepolo che amava, Giovanni, sua Madre Maria.

Gesù ha voluto che sua Madre diventasse discepola insieme agli apostoli nell’annunciare al mondo la verità dell’Evangelo.

Sappiamo che molte donne lo hanno accompagnato, nel corso della sua vita pubblica, lungo le strade della Galilea e della Samaria, nelle città e a Gerusalemme. E proprio le donne sono le prime ad annunciare la resurrezione di Gesù.

Nella ripresa, quasi ordinaria, dopo un lungo periodo di restrizioni, non sembra casuale rileggere in questo tratto evangelico, l’impegno di accogliere la Madre del Signore nel nostro ordinario cammino, a protezione della capacità di annunciare con gioia la bellezza della presenza di D-o nella storia umana.

In questo passo evangelico si congiungono, morte e vita, vita e morte, storie di dolore e di serenità. É un controcampo alla nostra pervicace incapacità di capire i limiti della nostra esistenza. É per questo che ci affidiamo a Maria, per ritornare ad essere figli che chiedono di affidarsi, protezione, coraggio e forza.