Matteo 24,27-33
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi. Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno “il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo” con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte”.

Siamo al cap. 24 di Matteo, all’interno dell’ultimo discorso di Gesù, in risposta alla domanda dei discepoli su quale sarà il segno della sua venuta e della fine del mondo.
In Matteo la descrizione degli eventi unisce la venuta del Figlio dell’uomo e il giudizio finale: passo di Vangelo non facile ma che contiene in sé un messaggio di speranza.

La venuta del Figlio dell’uomo, appellativo che Gesù amava dire a se stesso, viene descritta con le parole dell’Antico Testamento per dire la gloria e la potenza di Dio e lo sconvolgimento degli uomini. Il Figlio dell’uomo porta in sé tutta l’umanità e, sotto il suo segno, tutti i popoli saranno radunati: proprio quel segno, proprio quel messia
apparentemente impotente tornerà manifestando la sua potenza nella gloria. E quella morte non potrà che rivelarsi come resurrezione e vita.

Ma l’attesa della venuta del Signore non si fonda in fenomeni naturali, ma unicamente sulla fede nella persona di Gesù e sulla sua Parola. Non ci sono segni che possano preavvertire il suo ritorno: il ritorno del Signore avverrà come un lampo che attraversa il cielo. E’ inutile perciò scrutare segni e tempi: ciò che è necessario è essere vigilanti. Non
saremo avvisati e quindi non c’è modo di prepararsi se non vivendo oggi, ogni oggi, alla presenza del Signore.

L’ultimo richiamo è alla parabola del fico che, anche in questo caso, rappresenta un appello a vigilare in ogni momento per saper riconoscere il momento imprevedibile di Dio.