“Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Matteo 13,54-58).

É una vecchia storia: i Profeti non sono mai amati nella loro terra, ma nel caso di Gesù, nonostante la sua riconosciuta e autorevole predicazione e i suoi prodigi, addirittura si dubita perché è figlio del falegname, sua madre è Maria e sono riconosciuti i fratelli e le sorelle.

Tutto questo per dire ma chi si crede di essere e con quale autorità si permette di predicare e di fare prodigi?

É proprio vero che i vicini sono lontani e i lontani sono vicini! La realtà é purtroppo questa. Non solo si dubita ma anche si sospetta.

L’Evangelo di oggi che conclude la lunga predicazione di Gesù sulla presenza del Regno dei cieli, sul seme buono che fruttifica, sembra infrangersi proprio là dove c’è gente che dovrebbe essere orgogliosa di avere un profeta è un testimone della presenza del Signore.

Figuriamoci se la gente di Nazareth può considerare Gesù Figlio del D-o vivente!

Quello che l’Evangelo di oggi ci invita a riflettere é di non essere sempre sospettosi, ma di accogliere il bene della Parola e della testimonianza come segni della presenza del Signore.