«In quel tempo. C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto
avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta
vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e
giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e
parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme». (Lc 2,36-38)

Dopo l’incontro con Simeone l’evangelista ci presenta l’incontro di Gesù con Anna, che vuole dire
“grazia di Dio”, figlia di Fanuele (che significa “volto di Dio”), della tribù di Aser che vuol dire “felicità, fortuna”. Lei dunque ha per grazia di Dio la felicità, la fortuna di vedere il volto di Dio, laddove altri vedevano solo un bambino. Anna finalmente può gioire per la presenza dello sposo: non è più il tempo di digiunare, ma di gioire ed esultare perché lo sposo è arrivato. “Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno” (Lc 5,34).
Anna è segno di tutta l’umanità che ancora vive la separazione dal suo sposo e vive in attesa di
ricongiungersi a Lui. Certo, il Signore è già con noi e possiamo incontrarlo quando “mi avete dato
da bere, mi avete dato da mangiare, mi avete ospitato, mi avete visitato”(Mt 25,35), ma solo nella
Gerusalemme celeste potremo vedere il suo volto, come ci ricorda San Paolo: “noi ora vediamo
come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia” (1Cor, 13).

Riesco a riconoscere il volto del Signore dove gli altri vedono solo un bambino, un uomo o una
donna? Dio a Natale ci ha ricordato che ha assunto il volto d’uomo: in ogni uomo e donna noi possiamo vedere con gli occhi della fede e dell’amore il volto di Cristo incarnato.
Gioisco per la manifestazione del Signore nella mia vita?