“Il Signore Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si riteneva, di Giuseppe, figlio di Eli, figlio di Mattat, figlio di Levi, figlio di Melchi, figlio di Innai, figlio di Giuseppe, figlio di Mattatia, (….) .. figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio”. (Lc 3,23-38)

A distanza di una decina di giorni, ecco riapparire il brano della genealogia di Gesù, stavolta tratta dal Vangelo di Luca e non di Matteo come invece siamo soliti ascoltare nell’imminente festa del Natale. Luca termina con Adamo, sottolineando l’umanità di Gesù, Matteo termina con Abramo evidenziando l’appartenenza di Gesù al popolo ebraico.
Dal punto di vista temporale, Luca colloca questa pericope subito dopo il battesimo al Giordano. A prima vista, questo testo potrebbe sembrare un po’ strano, sicuramente monotono
considerando le ripetizioni di alcune espressioni (“figlio di…”) e anche un po’ incomprensibile con tutta quella serie di nomi, talvolta difficili da pronunciare. Tra i nomi che troviamo ci sono “volti noti” e “volti meno noti”. Tra i “volti” noti troviamo Giacobbe, Noè, Isacco, Abramo, Adamo, ai loro nomi è legata la storia d’amore tra Israele e Dio.
Direi, -per usare un termine che ho trovato leggendo un testo del Card. Martini di recente pubblicazione- è la storia delle promesse di Dio. «Dio promette» e mantiene le sue promesse …
Insieme alla promessa, Dio ci invita alla «fiducia», Dio educa alla fiducia. A tutti coloro a cui rivolge la promessa chiede di affidarsi: “abbiate fiducia in me”! Dio chiede ad ogni uomo quella fiducia in lui che era venuta a mancare in Adamo ed Eva all’inizio della creazione (Genesi cap. 3).

Anche oggi, la storia di ciascuno di noi è accompagnata dalle promesse di Dio e a ognuno è chiesto di fare un po’ di allenamento, un allenamento alla fiducia, alla confidenza, all’abbandono nelle mani di Dio.
Invochiamo il Dio della «promessa» con le parole del salmo 71 “Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza”( v. 5)