“Una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo. Piangendo, cominciò a bagnare i piedi di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.”(Luca 7, 36-50)

Due mi sembrano le parole chiave di questa liturgia, collegate tra loro: amore e fede. Possiamo intuire qualcosa di questa realtà, guardando alle azioni compiute, da Gesù stesso, ricordate da San Paolo nella seconda lettura, dalla donna del Vangelo.
Al centro c’è la Parola di Gesù: “colui al quale si perdona poco, ama poco” (Lc 7,47). L’amore di Dio precede il nostro fare amorevole, le nostre buone azioni, la nostra richiesta di perdono dopo il peccato commesso di cui ci pentiamo. È la sintesi della parabola raccontata da Gesù. Dio ci ama e ci perdona, proprio come un padre o una madre che perdona il figlio quando sbaglia e il figlio ringrazia della seconda opportunità ricevuta dai genitori e li ama per questo, perché si sente amato. Il perdono è la manifestazione dell’amore di Dio. Infatti gli altri subito si chiedono: “chi è costui che perdona anche i peccati?” (Lc 7,49). Dio è un Padre misericordioso.
Poi c’è il gesto coraggioso e grandioso della donna; non si dice il nome, ma tutti sanno che è peccatrice! Credo che lei abbia intravisto in Gesù, che ha accettato l’invito a tavola da parte di un fariseo, anche una possibilità per se stessa: se è andato da lui, vuoi che non sia ben disposto anche verso di me? Noi siamo soliti a guardare i peccati altrui e raramente guardiamo alla nostra vita, spesso giudichiamo gli altri ma poche volte ci mettiamo nell’animo di fare il primo passo verso la riconciliazione e l’incontro, diamo l’altro per spacciato, perso, peccatore, invece noi non chiediamo scusa e non proviamo a cambiare vita. Gesù, che sa tutto di noi e di ciascuno, era lì probabilmente solo in attesa di un gesto da parte della donna; si rende conto del suo gesto plateale e della grande fede! “I tuoi peccati sono perdonati. … La tua fede ti ha salvata; va’ in pace” (Lc 7,48.50). Non sappiamo cosa succeda dopo alla donna, sappiamo invece come cambia la vita di Paolo dopo aver conosciuto il Signore Risorto e quanto abbia speso la sua vita testimoniandolo nel mondo; “questa vita la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me; non rendo vana la grazia di Dio” (Galati 2,20-21)

L’impegno di questa settimana è scegliere un gesto concreto di amore, “perché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti” (Osea 6,6)