Gv 6, 44- 51

In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

In questo tempo difficile, nel quale non possiamo prendere fisicamente la comunione, approfitto della televisione per fare un po’ di adorazione eucaristica alla fine della messa che il Papa celebra al mattino. Stranamente, quei minuti di silenzio guardando lo schermo con l’immagine fissa dell’ostensorio, mi aiutano a contemplare il Corpo di Cristo come se fossi in chiesa.
Il mangiare il Corpo di Cristo è entrare in comunione con la Santissima Trinità. E’ “fare la comunione” con la Trinità e fra di noi. E’ confermare ogni volta che noi siamo figli di Dio.
La sua carne diventa cibo per noi, perchè la sua Vita diventi la nostra vita consegnando tutto sé stesso per noi.

Qualche tempo fa ho ascoltato un’omelia di don Ambrogio Villa, uno dei preti esorcisti della Docesi di Milano, che mi ha fatto riflettere sul nostro modo di vivere la Messa e soprattutto il momento della comunione.
Dice: “Nella Messa è Gesù che prega e noi ci mettiamo a pregare con Lui per essere salvati, perchè la Messa è il sacrificio di Cristo che Dio regala a noi, con Maria e gli Angeli che adorano quello che avviene sull’altare. Dopo che noi abbiamo fatto la comunione, la particola entra dentro di noi e viene disgregata in un tempo tra gli otto e i 10 minuti. Così per quel tempo noi siamo il tabernacolo vivente di Gesù. Ne consegue che oltre a fare silenzio prima dell’inizio della S.Messa, bisognerebbe fermarsi in silenzioso raccoglimento anche quando la Messa è finita invece di rumoreggiare senza aspettare di uscire dalla chiesa, perchè Gesù è ancora presente, è ancora “caldo” nel tabernacolo del nostro cuore.”

Viviamo questo tempo pasquale soffermandoci a riflettere sulle parole che ebbe a pronunciare San Francesco d’Assisi:
“L’Uomo deve tremare, il Mondo deve fremere, il Cielo intero deve essere commosso, quando sull’altare, tra le mani del sacerdote, appare il Figlio di Dio.”