“In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.” (Giovanni 10,11-18).

L’Evangelo di oggi riprende il racconto di ieri, 4ª domenica di Pasqua, dove Gesù si identifica con il buon pastore.

La prosecuzione dell’Evangelo di Giovanni, subito dopo, ci aiuta a mettere in luce tre azioni importanti del buon pastore.

Il buon pastore dà la vita per le pecore. Il buon pastore non è come il mercenario. É a servizio delle pecore, fino a rischiare per loro.

Il buon pastore conosce le sue pecore ad una ad una. Esse riconoscono la sua voce, perché le chiama per nome.

Il buon pastore guida non solo le sue pecore ma anche quelle di altri ovili. Si occupa di loro perché sono importanti.

Questi tre atteggiamenti del buon pastore, dare la vita, conoscere, guidare, sono lo stile di chi sa mettersi a servizio della comunità. Ma sono anche lo stile di chi sa di dover guidare un gruppo di lavoro, di un animatore, di un imprenditore, di un insegnante, di un genitore.

Tutto si ricapitola nel fatto che Gesù è il maestro, il Figlio che nell’umiltà, nella pazienza, nella tenerezza, si prende cura delle pecore. É così che dobbiamo imitare Gesù.