“Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui.Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
(Giovanni 1, 29-34)

Il racconto pone in primo piano la figura e la missione del credente , qui riassunta nella figura del Battista come “il testimone” per eccellenza. Si tratta di una testimonianza
pubblica e ufficiale resa a Gesù. Come Giovanni che ha “visto e creduto” anche il credente non ha altra missione che indicare chi è Gesù: “Dio in mezzo a noi”.
Giovanni Battista attinge ai dati della tradizione ma li rilegge personalmente. Ecco perché la sua testimonianza diviene una professione di fede articolata in tre affermazioni:
“Ecco l’agnello di Dio,…”
“Ho contemplato lo Spirito discendere…”
“questi è il Figlio di Dio».
Giovanni indica con chiarezza chi è Gesù, perché i suoi discepoli comprendano chi d’ora in poi dovranno seguire.
In questo c’è tutta la grandezza spirituale del Battista: accetta di perdere discepoli, perché seguano un Altro! “Occorre che lui cresca e io diminuisca” (Gv 3,30).

Gesù toglie il peccato del mondo perché è la Parola di Dio che si è incarnata ed è stata data a noi. Eppure Giovanni vede solo un uomo, un suo discepolo del quale non conosceva l’identità profonda di Inviato da Dio. Quest’uomo è un agnello e su di lui volteggia come colomba la RUACH, lo Spirito di Dio. Due animali miti e pacifici, immagini di non-violenza e di dolcezza, sono al cuore di questa rivelazione: Gesù è come un agnello mite, sgozzato e offerto a Dio per il peccato del mondo, è l’agnello innocente portato alla morte (cfr. Geremia 11,19; Isaia 53,7); nello stesso tempo è anche l’Eletto, il Servo del Signore, tratteggiato da Isaia (Isaia 53,4-6.12), che si carica del peccato del mondo per toglierlo dalle nostre spalle e portarlo lui stesso al Padre, invocando la misericordia e il perdono.
Ecco allora, l’ apparire del Messia, “unto” con lo Spirito santo, non con un’unzione umana. Per Gesù il battesimo ricevuto coincide con l’inizio di una precisa missione di comunione con gli ultimi, con i peccatori pubblici.

Gesù di Nazaret è un nome umano, e ciò risponde al bisogno di affermare la sua umanità, che è innanzitutto solidarietà con noi uomini e donne.
E’ il luogo della presenza di Dio sulla terra, del dialogo definitivo tra terra e cielo.
La preghiera che cantiamo in ogni celebrazione eucaristica all’Agnello di Dio nasce da questa pagina: tu che sei il Figlio di Dio e per noi sei l’Agnello pasquale che porta e
cancella il peccato del mondo, abbi misericordia di noi e donaci la pace!