Luca 4, 14-22

“Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è su di me.. (.. ) Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato.”

 

È chiaro che siamo di fronte ad un passo importante: l’incontro fra Primo e Secondo Testamento, antica e nuova- eterna Parola di Dio, prima annunciata dai profeti, ora incarnata dal Figlio di Dio.

Qui troviamo la chiave ermeneutica di tutta la Scrittura, per noi cattolici: tutta la storia della salvezza si legge e acquista senso grazie e in  Gesù, a partire da Lui, poichè Lui da Figlio ha messo in pratica e vissuto tutta l’esistenza secondo la volontà del Padre.

Come poteva dire Gesù quelle parole su di sé? Il primo versetto di oggi ce lo chiarifica: “Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo” (v.14), perchè infatti sono un tutt’uno insieme, il Padre, il Figlio e lo Spirito; e così Gesù inizia il suo ministero in questa regione di confine, fuori dal centro che era Gerusalemme…già a dire la sua scelta a favore di coloro che sono “e-marginati”, ai margini della vita.

Lo confermano anche le parole del rotolo di Isaia che Gesù legge in sinagoga (nb: non esistevano libri e pagine, ma i fogli erano rotoli!): “Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi” (Isaia 61,1-2)

2 cose mi vengono in mente: la prima molto semplice, personale e “emozionale”, ovvero quando canto queste parole con il coro di cui faccio parte da poco tempo; è sempre emozionante cantare un salmo o parole della Scrittura (“chi canta prega due volte, diceva anche s. Agostino!), se poi sono parole dette e riferite a Gesù, ancor più..

L’altra sono le tante persone detenute e le loro famiglie, che veramente attendono un lieto annuncio, che non credo sia l’innocenza o solo la fine della pena da scontare, ma una parola che sappia ridare loro speranza, uno sguardo di compassione e amore che li faccia sentire ancora uomini e non solo condannati o criminali. In loro rivedo tutta l’umanità ferita, ma anche me stessa, con quello stesso bisogno di una parola buona. Gesù viene, oggi, per loro, per me!

Mi chiedo, poi, se il vangelo che diciamo di conoscere, credere e professare nelle nostre chiese e Comunità sia un messaggio per pochi fortunati o davvero, per ciascuno, un lieto annuncio che Dio ci ama…. innanzitutto per noi e per chi è davvero e-marginato, escluso.

 

Non facciamo finta di nulla… chi di noi ogni tanto non segue “la logica della carne” (citata da Paolo nella lettera ai Romani di oggi), quella per cui pensiamo, facciamo, diciamo il male ad altri, commettendo peccato e allontanandoci dal mistero d’amore di Dio?

Ricordiamoci, invece, quello che ci dice s. Paolo: “voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in noi” (Rom 8,9).

Le nostre sono “parole di grazia” (Lc 14,22) come quello di Gesù, nostro Fratello e maestro? Siamo capaci di essere portatori di un “lieto annuncio”, ovvero del messaggio celebrato in questo Natale della vicinanza di Dio ad ogni uomo? Le nostre azioni quotidiane sono ispirate e condotte dallo Spirito Santo?

Preghiamo e affidiamo allo Spirito questo nuovo tempo del 2020 che ci è dato in dono, prima di tutto perché noi possiamo accogliere Gesù che viene nella nostra vita a liberarci e amarci…