Luca 16, 16-18
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi. È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge. Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio».

Il vangelo non è lo sviluppo logico e sistematico di una ideologia religiosa e neppure un manuale ordinato dell’insegnamento di Gesù. La prova è data dalle tre sentenze di questo breve brano.
La prima sentenza riassume sinteticamente la visione della storia salvifica che l’evangelista ha privilegiato: Giovanni il Battista segna il punto di demarcazione tra l’antica storia di attesa e promessa, “legge e profeti”, e il tempo nuovo inaugurato da Gesù. Questo è il tempo del regno di Dio, al quale con forza irresistibile tutto tende.

L’evangelista vede questo nuovo movimento avviato dall’annuncio del regno nell’accorrere delle masse a Gesù, nella conversione dei peccatori.
Tuttavia, l’ingresso nel regno esige una decisione seria e una forte dose di perseveranza e di fedeltà.

Segue poi una parola contro la pignoleria dei dotti che si aggrappano disperatamente alle minuzie della legge. Invece Gesù sentenzia il valore permanente della legge come manifestazione della volontà di Dio, “E’ più facile che periscano il cielo e la terra anziché cada un solo trattino della legge”.

Infine, Gesù chiama a vivere la legge in pienezza. L’ultimo versetto del brano odierno è un invito chiaro a vivere la legge non data da Mosè ma dallo stesso Dio «E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gn 2,27); «Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne» (Gn 2,24).