“Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.” (12,44-50).

L’Evangelo che meditiamo nella liturgia odierna raccoglie una parola che ci proietta verso quell’Altro della fede che Gesù ha voluto insegnare ai suoi e oggi a noi. E l’Altro della fede è il Padre, il D-o della vita.

C’è una indicazione ed una proiezione che scompagina il nostro credere nel Figlio, nel Messia venuto tra di noi. Gesù sembra quasi ritirarsi per lasciare spazio totalmente al Padre: “colui che mi ha mandato”.

L’identità di Gesù sembra scomparire nella luce che è carica di energia del Padre, del D-o unico.

C’è una espressione nell’Evangelo che contraddice il pensiero delle autorità religiose del tempo. Gesù non è venuto per condanna ma per salvare, per donare luce nelle tenebre nella quale spesso cadiamo.

Oggi più che mai dobbiamo sentire il richiamo di Gesù come la scelta fondamentale per esprimere una fede autentica nel Signore. E come dice Papa Francesco, siamo tutti in uscita. La nostra fede è missionaria, è per portare il bene, la salvezza, attraverso la nostra testimonianza.