Mt 26, 1-5

Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso”. Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: “Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo”.

In questo brano, che introduce il capitolo della passione, Gesù anticipa e sintetizza l’intera vicenda che sta per essere narrata. Sembra che – dopo tanti discorsi, parabole e insegnamenti – egli intenda richiamare l’attenzione dei discepoli all’essenza del suo messaggio, all’obiettivo nevralgico della sua venuta: la sua morte e la sua resurrezione.

Capita che la fede sia circoscritta alle pagine del vangelo che precedono il capitolo 26, a “tutti questi discorsi” dai quali è esclusa la passione. La fiducia risposta in Gesù tende a limitarsi alla dimensione pedagogica della sua vicenda, che si manifesta nei suoi insegnamenti, nelle sue parole e nel suo esempio, elevato a modello di vita. In questo modo, viene tuttavia trascurata la dimensione essenziale della relazione con Gesù, per la quale egli, morendo e risorgendo, ci promette la salvezza.

Consapevole di questa debolezza della fede dell’uomo, Gesù lo richiama, quasi a dire che la parte importante della storia sta per arrivare.