Matteo 19, 27-28

“Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?”
 
Queste parole pronunciate da Pietro a Gesù denotano, a mio parere, alcune sue perplessità.
Leggo questa “fotografia” dei dubbi di Pietro in un contesto più ampio di dialogo tra i discepoli e Gesù; sono gli episodi in cui Gesù condivide alcuni insegnamenti che ribaltano decisamente la logica umana.
Leggo dai versetti dello stesso capitolo di Matteo: “Non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene in Regno dei Cieli”; “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel Cielo”; “Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi”.
 
I dubbi di Pietro esemplificano, secondo me, le preoccupazioni e le fragilità dell’uomo, bloccato nella logica del profitto, del ritorno immediato di un investimento e di un sacrificio.
Comprendo la sua ansia nel voler conoscere cosa accadrà e in qualche modo cercare di decifrare il futuro; sta cercando di capire se il suo “abbandonarsi al Signore” vale la pena.
 
Gesù, dal canto suo, è chiarissimo nelle sue risposte e si mette ancora una volta sulla lunghezza d’onda umana pur ribaltandola: promette una meta, un Tesoro nel Cielo, e in questo accoglie il desiderio di felicità, lo valorizza e lo perfeziona, come se aggiustasse un po’ il tiro!
Come se dicesse: tu vuoi ottenere qualcosa, magari riavere indietro tutto quello che tu hai sacrificato; ma sei sicuro che non ci sia qualcosa di più grande a cui aspirare? (Cento volte tanto!!) Guarda meglio, insomma, apri gli occhi!
 
E in più Gesù fa un passo ulteriore nel suo insegnamento, fornisce anche un po’ le istruzioni, queste sì, che ribaltano la prospettiva: lasciare tutto, donare e donarsi in tutto, ritornare come bambini, umili e semplici.
 
Riesco a fidarmi e a camminare accompagnata da questa promessa un po’ sovversiva?