Luca 21,5-9

In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine.

 
In questi giorni sto leggendo un bel libro: “La nostra morte non ci appartiene. La storia dei 19 martiri d’Algeria”. Mi ha colpito come ognuno di loro, pur vivendo in una quotidianità drammatica, perché coscienti del pericolo del terrorismo islamico che incombeva su di loro, aveva ben chiaro due cose: perché vivo? E per chi vivo?
 
Gesù chiede di non fermarci a guardare l’esteriorità del tempio, perché non è la cosa che conta di più, dato che tutto finirà. Noi siamo molto di più della nostra fisicità, dei nostri averi, del nostro arrabattarci per dimostrare di valere agli occhi degli altri!
Questi martiri avevano ben chiaro il senso della loro vita al punto che hanno scelto di restare in quella terra e di non partire.
Perché vivo? Perché sono nato da un abbraccio, quello di mio padre e mia madre, ma prima ancora dall’abbraccio di Dio!
Per chi vivo? Per portare questo abbraccio a tutti quelli che incontrano la mia umanità.
Ed è Gesù Cristo che devo seguire, nessuno altro! Essere coscienti che Lui opera nella storia, così come nella mia quotidianità, che non mi preserva dalle fatiche, dai drammi (guerre, rivoluzioni…), ma anche queste cose diventano opportunità in cui può manifestarsi un Bene più grande.
 
Perché vivo? Per chi vivo? Se la meta è chiara, posso affrontare ogni paura, perché so di non essere da solo!
Buona settimana amici!