“Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».” (Matteo 24, 45-51)

Il servo ha una missione: dare ad altri il cibo, a tempo debito. Dunque sfamare, tenere in vita, far crescere, insomma… servire. Se disattende questo compito, mettendo al centro sè (mangia e beve e percuote gli altri), è ipocrita, tradisce se stesso e la promessa di beatitudine inscritta nella sua missione: per questo il suo destino sarebbe un’infelicità di fondo (pianto e stridore di denti).
Il Signore ci chiede dunque di sfamare, incoraggiare, servire. Lui sembra assente, come il padrone, ma comunque ci accompagna con la sua Parola che responsabilizza la nostra libertà e la orienta al bene nostro e altrui. Questa parabola ci incoraggia inoltre a servire il Signore senza tornaconti personali (di natura economica, ma anche in termini di stima, gloria, “palcoscenico”): il servo malvagio usa i beni del padrone come fossero suoi. Inoltre tratta gli altri con severità e cattiveria, invece di essere rappresentante di un padrone buono:
a livello personale ma anche comunitario chiediamoci se le nostre azioni testimoniano sempre un Dio buono e nutriente, o piuttosto talvolta un dio severo e spietato?