“La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni” (Marco 11,15-19)

La liturgia di oggi ci presenta il racconto della purificazione del Tempio. Il brano si inserisce in un trittico costituito dalla parabola del fico sterile (Mc 11,12-14), la cacciata dei mercanti dal Tempio (Mc 11,15-19) e la risposta di Gesù a Pietro “Abbiate fede in Dio” (Mc 11,20-23). L’immagine che abbiamo di Gesù non è quella mite e paziente, cui siamo abituati, ma c’è una forte indignazione per il commercio di animali destinati al sacrificio rituale. Per sottolineare ancora di più questo senso di irritazione di Gesù, l’evangelista Giovanni aggiunge un particolare: «fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi » (Gv 2,15). Mentre si mercanteggia, Gesù difende la dignità della casa di Dio, anche se sa bene che tale commercio è consentito dalla legge. In linea con quanto annunciato dai profeti, Gesù, che è il Messia, oltre a farsi portatore della salvezza, si preoccupa di rinnovare il culto
e la spiritualità del popolo d’Israele. Con il suo gesto, Gesù afferma che il tempio non è ancora la casa di preghiera che Dio vorrebbe che fosse: manca l’apertura a tutte le nazioni, l’attenzione agli ultimi, per questo rischia di ridursi a mera osservanza di pratiche svuotate di significato.

Aiutaci, Signore, a vivere una vita coerente in cui alla bellezza e ricchezza dei culti, riservati a Te, corrisponda un vero impegno quotidiano a scegliere la via della rettitudine, senza dimenticare le necessità dei fratelli.