“Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.” (Matteo 26,14-25).

C’è una parola nascosta nell’Evangelo di questo mercoledì santo: è la parola giustizia.

La festa di Pesach é la festa della liberazione, dell’uscita dalla schiavitù per ritrovare una vita diversa, una relazione nuova con il Signore. Ed invece la festa preparata con cura da Gesù, è diventata l’occasione del tradimento e dell’abbandono.

Quello che accadde nel cenacolo a Gerusalemme è semplicemente il frutto di una ingiustizia subita da Gesù. Che cosa ha fatto di male?

Eppure Gesù ha parlato chiaramente. Ha profetizzato la sua fine. I discepoli non hanno creduto. Giuda ha compiuto un atto ignobile. Tutto questo non rappresenta una ingiustizia senza precedenti.

Di questo passo evangelico colpisce la logica dello scambio: una vita vale trenta monete d’argento. Siamo capaci perfino di scambiare una persona umana per denaro!

Magari è triste giudicare una persona che ha rubato per mangiare. Ma é profondamente ingiusto tradire una persona per il suo messaggio di bene, per le opere di bene compiute.

Il messaggio che ci riguarda è che Il tempo è vicino. Questo tempo lo viviamo adesso e lo viviamo anche se siamo disattenti. Questo è il tempo degli incontri e delle relazioni di giustizia.