“Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.” (Luca 14,25-33).

Gesù si è messo in viaggio verso Gerusalemme. É la scelta di un cammino, di un percorso per annunciare la presenza di un D-o che é Padre di misericordia e di amore.

Gesù attrae le folle in questo cammino. La sua parola rinfranca gli affaticati e gli oppressi d’Israele. Sono i primi destinatari del messaggio di conversione.

Tuttavia la gente si rivolge al Maestro perché é attratta dalle sue guarigioni. Al contrario i capi religiosi considerano Gesù un soggetto pericoloso. La sua dottrina si scontra contro la Legge e i precetti.

Ed é nel mezzo di questo cammino che Gesù rivolge le parole che ascoltiamo e meditiamo nell’Evangelo di questa domenica.

Sono parole dure che danno senso all’essere discepoli di Gesù.

Gesù pone alcune condizioni. Prima di tutto ci invita ad una scelta radicale. Non si costruisce una torre senza un progetto che tenga conto di quanto si deve spendere.

C’è un secondo motivo importante: bisogna essere consci che il cammino possa trovare dei rifiuti e delle opposizioni. Non si affronta la guerra se non con il coraggio di sapere se si hanno le forze per affrontarla.

Ed infine chi vuole essere discepolo di Gesù mette sul piatto della bilancia il fatto di rinunciare ai suoi averi. Il peso del sacrificio ci fa capire il senso della croce da portare.

Il messaggio dell’Evangelo riguarda noi oggi. Essere discepoli significa essere persone attratte, appassionate, gioiose di riconoscere in Gesù, nel Cristo, la ragione profonda del nostro vivere, del nostro vivere per il bene, l’amore e la misericordia. Ci occorre però il coraggio del sacrificio, cioè di metterci tutto in questo viaggio, anche la croce!