Oggi inizia il nuovo anno pastorale per la nostra diocesi ambrosiana, affidiamolo a Maria!

Matteo 1, 18-23
Così fu generato il Signore Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

La liturgia di oggi propone in alternativa due brani molto noti. Matteo 1, 1-16, nel quale viene descritta la genealogia che da Abramo conduce alla nascita di Gesù e questo, che ci descrive con semplicità e delicatezza il mistero di quella nascita, a partire dalla città di Nazareth; questi due brani, inoltre, sono collocati dalla liturgia proprio nel giorno in cui celebriamo la natività di Maria.

A colpirmi di queste righe è la costante, seppur discreta, presenza di Dio nella storia.
Ho trovato conferma a questo mio pensiero in San Giovanni Crisostomo, che invitandoci a leggere la genealogia, ci dice di metterci in rigoroso silenzio, poiché stiamo per “varcare le sacre soglie del regno dei cieli”.

La genealogia, infatti – come è rivista nella stesura da Matteo, con l’inserimento persino di Tamar (che inganna il suocero per dargli una discendenza), di Racab (una prostituta), di Rut, moabita, e di Bersabea (nemmeno citata per nome e probabilmente hittita) –  non fa che confermarci una storia in cui Dio si fa protagonista, si fa “Dio con noi”, nonostante la nostra pochezza, ma chiedendo sempre la nostra collaborazione.

La genealogia parte, infatti, da Abramo, l’amico di Dio, e non potrebbe concludersi se quel Giuseppe (uomo giusto) non prestasse la paternità umana a Gesù, facendo sulla terra le veci di Dio Padre.

L’invito della pagina di Vangelo di oggi credo sia quello di saper leggere tra le righe della nostra esistenza l’azione dello Spirito, di saper trovare la modalità di aderire, come Maria e Giuseppe, alla costruzione del Regno, di saper leggere dentro le vicende del mondo e dentro la nostra storia personale quel Gesù incarnato, quel Gesù che salva e può sempre dare inizio a una nuova creazione.

Ripetiamo allora con fede le parole della liturgia:
Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli abiterà tra loro,
ed essi saranno il suo popolo
e adoreranno il «Dio con loro».