“Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.” (Luca 16,1-8).

Gesù ha cercato di mettere al centro della propria predicazione l’attenzione ai poveri ed emarginati d’Israele, l’importanza di essere discepoli e la necessità di una vera conversione nel riconoscere la presenza del Signore.

L’Evangelo di oggi che racconta dell’amministratore infedele ci fa cogliere alcuni aspetti della missione dei discepoli di Gesù: avere il coraggio di osare e trovare sempre tutte le soluzioni possibili nell’incontro con l’altro.

Perché il padrone loda l’amministratore infedele? Non certo per le sue qualità amministrative che sono deficitarie, quanto piuttosto per la sua capacità di mettersi in relazione con i debitori rinunciando ad un guadagno personale.

L’amministratore con il super sconto verso ogni singolo debitore ha il coraggio di osare pur di evitare un futuro da persona grama. Non sa lavorare la terra e si vergogna di mendicare. Per una volta si accorge delle proprie incapacità.

C’è però un secondo passaggio che l’amministratore fa. Pur pensando di trovare una soluzione ai suoi problemi, per una volta, si mette nei panni degli altri, dei debitori. In modo scaltro condivide la loro situazione.

La conclusione dell’Evangelo rivela la differenza tra coloro che guardano al proprio tornaconto e coloro che hanno attenzione verso l’altro. Un discepolo missionario sa osare, rischiare e, nel contempo sa trovare soluzioni, impossibili a prima vista, con altrettanta dinamicità.