Mt 5, 27-30

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo,
cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che
tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna».

Dal Vecchio al Nuovo testamento avviene un passaggio da forma a sostanza, da superficie a profondità, da azione a intenzione. Con questo si intende che il messaggio evangelico si distacca dalla interpretazione strettamente rigorosa e letterale della Scrittura, a favore di una lettura antropocentrica e impostata sempre in riferimento al comandamento dell’amore.

Si pensi all’episodio dell’adultera: “neanch’io ti condanno, va’ e non peccare più” (Gv 8,1-11) oppure a tutto il capitolo 15 di Matteo (“non è ciò che entra nella bocca a rendere impuro l’uomo”). La formalità vuota di farisei e scribi diventa insignificante rispetto alla sincerità del
cuore della povera vedova che getta poche monetine nel tesoro del tempio (Mc 12,41-43) o del pubblicano che si batte il petto penitente (Lc 18,9-14). Il giorno santo del sabato smette di essere un insieme di regole e formalità, diventando un’occasione per incontrare il Signore e fare del bene.

Le azioni cessano di avere un peso per sé stesse e diventa fondamentale l’intenzione dietro ad esse, che assume addirittura la stessa importanza. Perciò risulta fondamentale controllare i desideri del cuore ancora prima di attuarli, tanto che Gesù ci invita a liberarci di tutto ciò che indirizza verso una direzione sbagliata. La forza del linguaggio utilizzata (“taglia la tua mano, cava il tuo occhio”) ci trasmette la radicalità di quest’invito.

O Gesù benedetto, fa’ che la mia anima si calmi in te. Fa’ che la tua calma potente regni in me. Governami, re della calma, re della pace. Dammi controllo, controllo sulle mie parole, sui miei pensieri e sulle mie azioni. Liberami, amato Signore, da ogni irritabilità, da ogni
mancanza di mansuetudine e di dolcezza. Per la tua profonda pazienza, concedimi la pazienza, la quiete dell’anima in te. Fa’ che in questo e in tutto sia simile a Te. Amen.
(San Giovanni della Croce)