Marco 12, 41-44

In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

Questo brano evangelico è stata l’icona biblica per l’AC qualche anno fa: tosto! Sono uno di quei passi che, se presi seriamente, ti ribaltano “come un calzino”, perché pone al centro una delle domande fondamentali, ovvero che posto occupa Dio nella nostra vita e cosa siamo disposti a fare per Lui. È questione di fede!

Per quella povera vedova evidentemente il Signore era TUTTO QUELLO CHE AVEVA PER VIVERE. E per me?

Mi è mai capitato di essere nella stessa condizione di “povertà”, cioè sapere di non aver altro di affidabile se non Dio? Chiediamoci se diamo peso al superfluo e cosa/chi è per noi essenziale.

Penso in questo momento ad alcune amiche che lottano con una forte malattia, con il superamento di un lutto di un genitore, con la fatica di ripartire e ricostruire il lavoro dopo una distruzione, oppure ai miei studenti di Quinta che finita la maturità si trovano davanti a scelte importanti per la loro vita; penso “semplicemente” a chi dopo mesi di pandemia si è visto costretto a rivedere totalmente la propria esistenza sotto vari punti di vista…

Ebbene, mi chiedo, anche per me, per cosa sono disposta a giocare tutto quello che ho? Da che parte “ricomincio”? di chi mi fido?

Oggigiorno crediamo che i soldi siano al centro della vita, che i ricchi “possiedono la felicità”, che tutto ruoti intorno all’economia. Non ci rendiamo conto che la VITA vale di più. Noi “abbiamo” solo la nostra vita e nemmeno del tutto essa ci appartiene, neppure su un capello del nostro capo abbiamo potere… A ciascuno di noi, anche se non siamo ricchi economicamente, capita di voler misurare, calcolare, progettare, contare quanto risparmiare o tenere da parte. Abbiamo le nostre “sicurezze”.

No, il vangelo oggi ci suggerisce che nella vita, nelle cose che contano, non ci si può risparmiare, trattenere; occorre amare senza misura e contare solo sull’amore e sulla presenza di Dio che è incalcolabile, immenso, grandioso!

È il messaggio nascosto fra le righe della Prima lettura (1Re 8,15-30): nessun edificio per quanto ricco bello prezioso, nemmeno il grande Tempio di Gerusalemme costruito da Salomone e unico luogo santo per eccellenza perché dimora di Dio, può contenere Dio. La grandezza di Dio è il Suo Amore e perciò si può solo condividere, donare, spendere, regalare, mai possedere, contenere, misurare! Questo è un paradosso per “l’uomo moderno economico”: se vuoi essere più felice, più devi spenderti!

Noi siamo tempio di Dio (1Corinzi 3,16 “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Di abita in voi?”)! L’amore di Dio è riversato nei nostri cuori, Dio ha scelto di abitare in noi, rendendoci capaci di amare. Solo amando, possiamo “capire” la grandezza di Dio! In realtà è impossibile com-prenderLo senza il Suo Spirito.

 

Mi piacerebbe – e oggi PREGO per questo- che le nostre chiese, le nostre case, i nostri incontri di AC non siano edifici o gruppi o realtà dove pretendiamo di “chiudere dentro” il Signore come nostro possesso o tesoro, ma siano famiglie, comunità, incontri aperti a tutti, occasioni dove si gioca tutto se stessi nelle relazioni, dove ciascuno in semplicità si senta accolto, amato, libero.