Luca 17,1-3a

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!

Che parole dure queste di Gesù, forse alcune fra le più dure che dice nel vangelo (e così sferzanti non sono tante, per fortuna). La questione, quindi, è seria e vitale e vale la pena indagarla.

C’è da dire che il linguaggio usato dagli ebrei è spesso paradossale e naturalmente non va preso alla lettera; nessuna esortazione a buttarsi in mare con un masso legato al collo! È un invito, invece, a fare estrema attenzione al nostro comportamento nei confronti dei “piccoli”, qui non intesi solo come bambini, ma come discepoli dalla fede fragile perché provati dalle difficoltà della vita, o all’inizio del cammino, con dubbi e perplessità che li porterebbero alla perdita della fede stessa.

Non essere loro di scandalo, dunque, inteso come inciampo, contrapposizione, come il creare muri e barriere. E qui siamo dentro tutti….quante volte siamo di intralcio alla comunione in famiglia, sul luogo di lavoro, nella comunità cristiana! La fede infatti non è mai un fatto individuale ma comunitario e condiviso, non meritorio o elitario perché non va ad accumulo, né per quantità, ma va piuttosto per vitalità ed efficacia da chiedere con perseveranza e umiltà allo Spirito Santo!

Ho scoperto che la parola “fede” deriva dalla parola “fune”; la fede è relazione col Dio vivente. Legarsi a Lui ci permette di costruire relazioni buone, perché gratuite con tutti. Avere a cuore i piccoli , (questo il senso della parola miseri- cordia), ci insegna la pazienza di aspettare, pregando e non imprecando, e l’umiltà di chiedere continuamente allo Spirito che non prevalga il nostro sentimento, ma la Sua azione potente e consolante.

Buona settimana amici!