Luca 21, 20-24
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti».

Luca parla degli ultimi tempi, della pienezza che sta per arrivare. È un tema ricorrente nelle diverse epoche della storia: mi ricordo l’estate 1999 quando c’è stata l’eclissi di sole e dopo qualche mese sarebbe iniziato il nuovo millennio.
C’erano diverse profezie che associavano questi due eventi alla fine del mondo, chi, si preoccupava del futuro che ci aspettava. Eppure niente di tutto ciò è accaduto.
La fine del mondo non è una tragedia somigliante ai filmetti catastrofici del cinema americano, ma la manifestazione definitiva della tenerezza di Dio sugli uomini.

Luca prosegue il brano con l’invito ai suo fratelli ad alzare lo sguardo, davanti al caos di eventi catastrofici, di guerre, di carestie, di instabilità politica.
Il nostro essere cristiani si manifesta anche in queste situazioni: con chi non vede nessuna speranza per il proprio futuro, nei periodi di crisi dove non si intravede nessuna soluzione, davanti a conflitti che si ripetono nella storia da millenni,
guardando ai disastri ambientali e di fronte agli scenari più catastrofici, dobbiamo portare l’annuncio che un Padre nei cieli pensa a noi, vuole il nostro bene e attende di averci con sé nella sua casa, quando saremo chiamati a lasciare questo
mondo.

Siamo capaci di “alzare lo sguardo” e vivere in cammino verso l’incontro col Padre?