“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.” (Marco 8, 34-38)

Questo passo del Vangelo di Marco rievoca ricordi del cammino di fede da adolescente (qualcuno anche buffo!), quando si parlava di rinnegamento di se stessi, ma non si sapeva tanto bene definire “se stessi”.

Legato così alla tipica ricerca d’identità adolescenziale, questo invito al rinnegamento suonava un po’ come: stai imparando a scoprire te stesso, ma impara anche a metterTI (mettere l’interesse per te stesso) da parte per seguire Gesù.. quasi una richiesta di capire quale fosse la guida più importante per la vita, se Gesù o la voglia di esaltare e affermare se stessi.

Eppure rileggendola oggi, questa Parola assume un significato nuovo: anzitutto perché balza all’occhio il SE con cui Gesù comincia a parlare!
Questo SE smussa la “severità” percepita in passato e mi dice tutto l’Amore di un Dio che lascia liberi, in una continua chiamata e risposta dell’uomo.

E poi mi rivela che la sequela di Gesù forse non è solo imitazione di un uomo autorevole.. forse è anche l’accoglienza di uno stile che abbandona le autocelebrazioni, la ricerca di un proprio tornaconto, la voglia di accrescere se stessi, per abbracciare lo straordinario della vita di Gesù nella sofferenza, la croce.

Proprio in questa accoglienza della croce riconosco anche le sofferenze, fragilità e paure della vita di tutti i giorni che, però, attraverso il “dono” (viene infatti detto “chi perderà la propria vita”) non solo fanno della sequela di Gesù un’esperienza concreta e di aiuto all’altro ma mi rivelano, come risultato, un’identità più semplice, umile e autentica.