“Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».” (Giovanni 18,1-19,42).

“Che cos’è la verità?” É questo l’interrogativo posto da Pilato a Gesù. Ed è un interrogativo a cui non segue la risposta di Gesù ma la decisione di Pilato di non condannare Gesù ma di barattare la sua decisione con quella del popolo.

È drammatico pensare a questo, ben immaginando che Gesù non ha creato tumulto di popolo, né furti, né tanto meno un assassinio. Gesù appunto ha manifestato semplicemente la volontà di far riconoscere D-o attraverso la sua persona. La verità trova ragioni nella presenza di un D-o che ama ed è misericordioso verso tutti.

Nel dialogo con Pilato, Gesù ha affermato che “il suo regno non è di questo mondo”. Questa verità l’abbiamo scoperta attraverso il suo sacrificio, un sacrificio per gli altri e non per sé stesso, un sacrificio per amore e per donare salvezza agli altri.

Vorremmo scoprire, nel ripercorrere gli ultimi momenti della vita di Gesù, il senso profondo, il mistero, di un dono: il dono della vita. Perché attraverso questo dono si regge il senso di una vita vissuta per il bene, per creare e costruire il bene. Attraverso il dono della vita si reggono le sorti del mondo.

Per questo dobbiamo davvero ringraziare il Signore per averci fatto capire che in ogni istante della vita, il donare per amore dà senso al nostro esserci.