Giovanni 12,27-32

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».

Gesù acquista la consapevolezza – definita e dolorosissima – che la sua ora è arrivata. Ha compiuto le opere del Padre fino in fondo, risanando, comunicando con uomini e donne con una libertà e franchezza che toccano il cuore e cambiano i destini. Ha dato pane a chi lo ha seguito affascinato dalle sue parole.

E ora invoca il Padre di dare gloria al suo nome, tenendo fede a quanto i profeti avevano annunciato e cioè dare compimento alla vita terrena di Gesù.
Allora si sente una voce dal cielo che sembra il rumore di un tuono: “L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!”.

Nella prima lettura di oggi si legge un passo tratto dal libro dell’Esodo che narra così: “Sul far del mattino vi furono tuoni e lampi, […] tutto il monte tremava molto. Il suono del corno diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce”.
Anche qui Dio parla a Mosè e al popolo con una voce che sembra un tuono.
Queste espressioni danno proprio il senso della potenza (il tuono) e nello stesso tempo la dolcezza (la voce) di Dio che non abbandona mai il suo popolo né prima di Gesù né dopo Gesù.

Ecco perché il Figlio del Padre promette: “Attirerò tutti a me”, rivelando che il Padre non lascia il giusto nelle tenebre della tomba, ma lo fa risorgere a vita nuova.

La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza.
La voce del Signore saetta fiamme di fuoco,
la voce del Signore scuote il deserto.
(dal Salmo 28)