“Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.” (Giovanni 12,24-26).

Le lapidarie affermazioni di Gesù, rivolte ai suoi discepoli, vanno capite all’interno di una confidenza che ha fatto Gesù. Egli ha annunciato ai suoi: “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”.

Dopo che Gesù ha resuscitato Lazzaro e Maria ha cosparso di puro nardo i piedi di Gesù, all’approssimarsi della Pasqua, i capi religiosi hanno deciso di ucciderlo. Solo così si capiscono le parole definitive del maestro. Ma i discepoli non capiscono.

Ed allora Gesù semplicemente afferma tre verità che lo riguardano e che indirizzano la sequela dei discepoli verso il Signore.

Il chicco di grano, per portare frutto deve scomparire. La morte è per la vita.

Per amare la vita bisogna perderla, cioè donarla agli altri per il loro bene.

Seguire il Signore, essere alla sua sequela, vuol dire servire. Questo dirà Gesù nell’ultima cena.

In buona sostanza l’amore si misura quando si dona qualcosa di sé agli altri. Solo così si scopre che il Buon D-o è in noi e noi siamo in lui.

La sfida che dobbiamo affrontare è quella di donare la nostra vita. Ci sono tanti modi per donarla. Basta iniziare a vivere il nostro impegno di responsabilità per la giustizia.