“il fariseo stando in piedi pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio, perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri … Il pubblicano, invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.”
(Luca 18,9-14)

Dopo la domenica della Divina Clemenza, la liturgia ci ricorda le nostre difficoltà nell’essere clementi! Questo episodio del vangelo tocca la ferita sempre aperta della nostra presunzione di essere giusti e di conseguenza di giudicare gli altri, “mettendoli a distanza”. PRESUNZIONE e PECCATO DI SUPERBIA. Quante volte sono caduta in questa tentazione … quante volte, “stando bene in piedi”, mi lamento degli altri e quante volte chiedo a Dio di avere qualcosa perché me lo merito…. ma fortunatamente Dio non ragiona in base al nostro merito (chi sarebbe capace di “meritarsi” qualcosa di fronte a Dio!?), non ci ama in base a quanto siamo stati bravi, alle regole che seguiamo, ai precetti che “dobbiamo” praticare; non esistono “pratiche” che ci possano far “sentire a posto” … Dio ci ama “con immenso amore, con affetto perenne” (Isaia 54,7.8) e per questo noi riceviamo il bene! Lui non “fa vacillare la sua alleanza di pace”, perché è il Signore “che ci usa misericordia” (Isaia 54,10).

UMILTA’: da humus, terra. Ricordami che “siamo povera argilla plasmata dalle tue mani” (cfr Isaia 64,7); l’umiltà non è autocommiserarsi o essere schiacciati a terra, ma riconoscersi per quello che si è, creati e amati da Dio con i nostri doni e le nostre fragilità, uomini e donne con grande valore per Dio.

Insegnami Signore a riconoscere i miei peccati, a cercare di sostenere e camminare insieme al fratello che è sulla mia stessa via. Iniziamo il cammino di conversione in vista della Quaresima, iniziamo a cambiare sguardo su di noi e sugli altri, per imparare a vedere con gli occhi di Dio.