“E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».” (Marco 7,1-13).

Si presentano da Gesù dei farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme per verificare e contestare il fatto che i discepoli di Gesù prendono cibo con mani impure.

É una diatriba a cui Gesù risponde denunciando il comportamento furbesco di una delle tante tradizioni ebraiche, appunto korbàn ovvero l’offerta per il Tempio.

Una offerta per il Tempio non poteva essere più utilizzata per altri motivi una volta dichiarata.  E qui Gesù denuncia l’uso distorto di questo precetto. L’esempio che mette in difficoltà i farisei e gli scribi è lampante.

Se qualcuno non vuole mantenere i genitori anziani e dichiara che la somma è korbàn, é liberato dal dare aiuto ai suoi genitori. Gesù ricorda che “onora il padre e la madre” è uno dei comandamenti che Mosè ha ricevuto e che si riferiscono al rispetto verso il Signore.

Questo furbo escamotage viola ben di più i precetti legati alla impurità perché viola addirittura i comandamenti della Legge mosaica.

Ora la tradizione ebraica e i precetti, ci racconta l’Evangelo, prevedono una serie di riti che hanno un senso ma che se visti fini a loro stessi o applicati in modo furbesco non assolvono al rispetto e al dare lode a D-o.

Il rischio che noi abbiamo oggi é proprio questo: costruirci una fede a nostra misura e non una fede che onora e dà lode a D-o. É questa una vecchia storia. Non facciamo dei riti una esaltazione. Quello che conta è amare il Signore con il cuore.