Mt 5, 38-48

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e
toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.
Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

In questi pochi versetti è concentrato il fulcro del Vangelo, ovvero suggerimenti concreti per attuare l’omnicomprensivo comandamento dell’amore (Cf. Gv 15,12-17).

È interessante come emerga che non basta essere “brave persone” o “non fare nulla di male” per mettere in pratica il Vangelo ed essere dunque cristiani, ma bisogna fare qualcosa di più (“siamo servi inutili, abbiamo fatto tutto quello che ci è stato chiesto” Lc 17,7-10).

Serve fare del bene, serve mettere l’altro prima di te, disarmarlo con un atteggiamento di dono totale che passa da pacifismo e generosità a prescindere da chi sia l’altro e dalla condizione in cui ci si trova.
Gesù non definisce condizioni nelle quali mettere in atto questi gesti, si tratta di una attitudine totale di cura e amore verso l’altro, chiunque egli sia: un amico, un parente, un povero, un immigrato, un collega, un superiore.

La difficoltà di fare tutto ciò è enorme, ma la promessa di trovare la felicità nel vivere in questo modo in ci spinge a provarci. E i santi del passato e del presente possono confermare come sia davvero così.

O Signore, fa di me uno strumento
della tua Pace:
Dove è odio, fa ch’io porti l’Amore.
Dove è offesa, ch’io porti il Perdono.
Dove è discordia, ch’io porti l’Unione.
Dove è dubbio, ch’io porti la Fede.
Dove è errore, ch’io porti la Verità.
Dove è disperazione, ch’io porti la Speranza.
Dove è tristezza, ch’io porti la Gioia.
Dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce.
O maestro, fa ch’io non cerchi tanto:
Ad essere consolato, quanto a consolare.
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare.
(S. Francesco)