Questo giorno, questo Sabato Santo del tutto particolare, è un giorno doppiamente unico.

La chiesa non celebra, anche noi non celebriamo.

Siamo in un tempo strano. Siamo immersi in una esperienza inaspettata: il silenzio delle relazioni di vicinanza tra parenti e amici, all’interno dell’associazione e dei mondi nei quali ciascuno di noi è inserito e vive.

Oggi vogliamo vivere il silenzio delle parole. Ne abbiamo sentite tante, forse troppe in questi giorni.

Da credenti vogliamo contemplare il silenzio della tomba, il silenzio del deserto.

Il silenzio della tomba ci aiuta a contemplare il silenzio della morte di Gesù, il Cristo, il Figlio del D-o vivente.

Per noi oggi è il silenzio del dolore, della sofferenza umana, dell’abbandono, della solitudine … quella che abbiamo toccato con mano in questo tempo di pandemia.

Toccando la pietra del S. Sepolcro immaginiamo la sofferenza fisica e morale patita da Gesù. Ed ora lo sentiamo impercettibile. 

Oggi viviamo anche il silenzio del deserto, dello smarrimento, della confusione, del sentirci senza un punto di riferimento, un approdo.

Sentiamo il calore del sole, il sibilo del vento. Desideriamo un’oasi, la forza dello Spirito.

Il Signore Gesù ci ha lasciato con una promessa: “oggi sarai con me nel paradiso”, sono le parole al buon ladrone.

Dacci, oh Signore, la gioia di ri-avere relazioni vere e profonde.

Dacci, oh Signore , uno sguardo di fiducia e di verità verso il futuro.

Dacci, oh Signore, la forza di ricostruire, oltre la paura, il senso delle cose che contano.

Questa è la nostra speranza.