Luca 17,7-10
Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Non è facile metterci dalla parte del servo, di colui che fa quanto deve fare senza cercare un tornaconto, che compie il suo compito e non si aspetta nemmeno un grazie. In alcune situazioni non ci accontentiamo neanche di un grazie, ma se
agiamo è perché ci aspettiamo molto di più: applausi, fama, riconoscenza, ammirazione.

L’invito di Gesù è di alleggerire il nostro agire, di mettere a disposizione quanto lui stesso ci ha donato (come ci ricordava il brano di settimana scorsa della ricchezza disonesta) e di spenderci fino alla fine. Per che cosa? Per amore. Amare senza volere niente in cambio è quanto di più bello possiamo vivere. Lo sa bene una mamma che fin dai primi giorni di attesa di un bimbo vive tanti scombussolamenti dentro di sé, tanti cambiamenti anche faticosi ma è già la prima forma di amore senza chiedere nulla in cambio, dà il suo corpo perché un’altra vita vi possa abitare e questo la riempie di gioia e non chiede nulla di più.

Aiutiamoci ad essere testimoni credibili della gratuità del Vangelo, ad agire per il bello di fare quanto ci viene chiesto, sapendo che tutto abbiamo ricevuto, la vita innanzitutto, e non ci spetta altro che restituire questa immensità di bene.