“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!»”. (Luca 17,1-3a).

Parole dure, che sembrano in contraddizione con la figura mite e misericordiosa di Gesù, che rimane certamente tale, ma che , con la descrizione di questa condanna a morte ( praticata in quel tempo dai Romani), ci mette in guardia sull’importanza del nostro agire , o meglio, della nostra cattiva influenza verso i “piccoli” qui intesi non solo come bambini (e come non pensare al crimine orrendo della pedofilia!) ma anche come tutti coloro che cercano Dio magari inconsapevolmente e che vengono bloccati o meglio inciampano (questo il senso del termine “scandalo”) nella nostra incapacità di rendere ragione della Speranza che è in noi.

Quante volte durante le nostre giornate, sul lavoro, in famiglia, nelle nostre comunità, viviamo uno “scollamento” tra l’appartenenza cristiana e i comportamenti, i sentimenti e le scelte verso i piccoli?

Siamo figli di Dio, amati infinitamente uno ad uno, redenti e salvati da Gesù Cristo che è vivo! Potessimo vivere ogni momento con questa certezza!