“Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.” (Matteo 5,27-32).

Dalle Beatitudini e dall’essere sale e luce, Gesù passa ad un insegnamento che tocca la vita quotidiana. Il richiamo ai precetti e alle regole è quasi una scusa per far capire che c’è una dimensione che supera i nostri convincimenti e perfino quello che ci dicono i dottori della Legge.

Gesù ci ha detto che se si trasgredirà un precetto minimo, saremo minimi nella dimensione del Regno e della pienezza.

Insomma Gesù non fa discorsi allusivi. Tocca, nell’Evangelo di oggi, tre situazioni reali, che riguardano il rapporto con il nostro corpo.

La prima è il desiderio sessuale maschile di possedere una donna. Non solo è un peccato o uno scandalo l’adulterio, cioè tradire una fedeltà, ma è peccato anche l’intenzione. Basta uno sguardo per tradire una fedeltà.

Se poi l’occhio, che è l’organo più importante all’orientamento del proprio muoversi ci è motivo di scandalo, Gesù ci dice che è meglio fare senza piuttosto che cadere nella solitudine della Geenna.

E così è per la mano che è altrettanto necessaria per poter costruire ed operare. Se ci è di scandalo, meglio fare senza.

Gesù poi ritorna alla relazione di coppia e ci dice, con somma sorpresa dei suoi e di noi suoi ascoltatori, che il marito non può decidere a piacimento di ripudiare la propria moglie, perché non solo espone la donna all’adulterio ma addirittura si diventa adulteri.

É un linguaggio che non lascia spazio a fraintendimenti. Ed é un linguaggio duro quello di Gesù. Noi siamo incapaci molto spesso di riconoscere e vivere il bene in una dimensione di attenzione verso noi stessi e verso gli altri.

C’è un di più nel vivere il bene e l’amore, che parte dal bisogno nostro di vivere il senso del limite chiedendo, prima di tutto, misericordia per noi stessi.