“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: -Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.-” (Matteo 5, 17-19)

Proprio in questo periodo mi sono trovata a leggere le prime pagine di un libro molto interessante (almeno ad una prima impressione); essendo educatrice ho visto in questo libro, diciamo “di categoria”, un’occasione per formarmi su un tema pedagogico che ritengo importante: le regole.
Come non cogliere allora questa (casuale?) analogia!?

Le regole, le leggi, la Legge, e così via, sono concetti che possono essere (e sono spesso) facilmente spogliati del loro significato più profondo, diventando abitudine, attesa degli adulti sui più giovani, o codice sterile privo di intelligenza e speranza.
La “controproposta”, che secondo me è quella che abbraccia e propone anche Gesù in questo Vangelo, è invece l’idea di recuperare un certo senso etico delle leggi che ha molto a che fare con le caratteristiche identitarie che vogliamo fare nostre.

Che persona desidero essere?
Quali modelli seguire?
Da quali gesti mi lascio ispirare?

In un primo momento, all’interno della narrazione evangelica, sembrerebbero presentarsi due alternative: seguire la Legge o Gesù?
Ma in definitiva Gesù afferma invece che Lui non è venuto a sostituire la Legge ma a compierla, a fare sintesi tra la Legge e la Sua vita, a tenere i due elementi insieme. Si parla qui di compimento, concretezza, esperienza, azione!

Al mio sguardo, in questo Vangelo, prevale dunque un suggerimento fondamentale: tendere alla pratica quotidiana di un certo stile che osserva la Legge e insieme cerca, anche attraverso questa osservanza, di rendere viva prima di tutto la legge dell’Amore, del Bene e della felicità propria e altrui.