“[…] Alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.” (Matteo 28,8-15).

Il racconto di Matteo di quanto accaduto immediatamente dopo la resurrezione di Gesù ci fa scoprire alcuni passaggi che ci aiutano a vivere l’oggi della nostra fede.

Innanzitutto sono le donne che hanno seguito Gesù ad incontrarlo dopo aver scoperto la tomba vuota. Sono le uniche persone ad adorare Gesù a Gerusalemme. I discepoli di Gesù, secondo Matteo, rivedranno Gesù solamente in Galilea. Sapendo che l’Evangelo viene scritto da una comunità che si rivolge agli ebrei forse si coglie maggiormente il valore dell’esperienza di fede dei discepoli vissuta in Galilea.

Ma qual è il valore dell’incontro delle donne? Il timore e la gioia grande. Sono gli atteggiamenti che dovremmo sempre vivere così da credenti, proprio in questo nostro tempo così strano e complesso.

Matteo però ci racconta anche un’altra storia. Quella che i capi dei sacerdoti pagano le guardie per dare una notizia falsa. É una fake news, diremmo oggi, davvero clamorosa. E cioè che i discepoli sono venuti a rubare il corpo di Gesù di notte. Questa versione è a dir poco scandalosa e che fa sorridere. Non tanto per il fatto in sé ma piuttosto perché ancora una volta avviene uno scambio: tra il denaro ed un corpo morto. Ma che senso ha tutto questo?

E poi la storia di Gesù è legata a questo bilanciamento tra il riconoscere il Signore e la ricchezza. Ha proprio ragione Gesù che non si può servire D-o e il denaro. Che tristezza ha tutto questo!

Il mistero della resurrezione di Gesù è sconvolgente. Scombina i nostri grami, miseri e semplici artifici per giustificare il nostro agire autoreferenziale.