Gv 12, 20-28
Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose: «È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».

La pagina di Vangelo di oggi è spiazzante, va contro ogni logica umana. Gesù annuncia la sua morte, un avvenimento che ci sconvolge, ma la descrive in maniera differente rispetto alla nostra prospettiva. Il nostro sguardo a volte rischia di fissarsi sulla croce come solo simbolo di morte.

Gesù ci invita ad andare oltre. La croce non rappresenta la fine di tutto, ma è un nuovo inizio.
In un versetto successivo Gesù dirà «E quando sarò innalzato dalla terra, attirerò a me tutti gli uomini’.» (Gv 12,32) per indicare che tutti guarderanno alla croce e ne verranno trasfigurati. Infatti Lui, l’uomo della croce dà un insegnamento a tutti gli uomini: la sua Gloria passa attraverso il DONO TOTALE di sé.

Un aspetto che mi colpisce è che Gesù rivela tutta la sua umanità, quella che verrà descritta in maniera intensa e profonda nella preghiera dell’orto degli Ulivi: l’anima di Gesù è scossa, ma questo momento di sconforto è superato attraverso l’affidamento alla Volontà del Padre.

E noi, cosa possiamo trarre da queste righe? Gesù qui ci chiama a prendere posizione, consapevoli che la fede in Lui passa attraverso due momenti: la FIDUCIA nel Padre che vuole il nostro bene e ci invita a farci vicino a coloro che incontriamo nella nostra vita. Diventare DONO per gli altri a volte è faticoso, la tentazione di ripiegarci su noi stessi è forte, perché aprire il nostro cuore a volte può essere rischioso.

Eppure una certezza che lì risiede la nostra Felicità noi l’abbiamo: abbiamo un Maestro, una Guida che lo ha fatto prima di noi che ci invita a seguire le sue orme. Per dare frutto siamo chiamati a donarci e ad aprire le nostre braccia come Gesù ha fatto in croce, pronto ad abbracciarci nel giorno della Resurrezione.

 

Signore, donaci il Tuo Spirito per vincere le nostre paure e il nostro egoismo, e aiutaci a ricordare che dare noi stessi alla luce del Tuo esempio ne vale la pena.