“Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.” (Giovanni 15,1-8).

L’Evangelo di oggi riporta sette volte il verbo rimanere nel messaggio che Gesù rivolge ai suoi discepoli.

Ma che cosa significa rimanere? Gesù ha annunciato la conclusione del suo cammino. I suoi compagni non hanno capito chiaramente quale sarà la conclusione del loro percorso.

Gesù viene ancora una volta incontro a loro e usa un paragone che ci rimanda alla vita di campagna. Il contadino sa che cosa deve fare in tutte le stagioni. Egli rimane ancorato al moto delle stagioni e in ciascuna coglie le parti importanti del proprio lavoro. Quello che però conta di più è lo spirito di unità che lo anima. C’è una unità di fondo tra l’agire del contadino e la terra.

Capiamo allora il significato delle parole di Gesù: io sono vite e il Padre è il vignaiolo e i discepoli sono i tralci. Cogliamo l’amore che unisce il Padre, il Figlio e noi in questo paragone. Gesù ci insegna a rimanere fedeli al Padre nel lavorio quotidiano. É il Padre, il D-o della vita, che taglia e pota la vite perché porti più frutto.

É un invito quello di Gesù a rimanere saldi nella fede avendo come punto di riferimento egli stesso. É suggestivo anche immaginare che Gesù non si consideri l’artefice principale di ciò che produce la vite. É il Padre, il centro della nostra vita di credenti credibili.