Luca 19, 41-48

“Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace!”

Il Vangelo di oggi ci offre il ritratto di Gesù come immagine perfetta del Padre: nel Suo pianto si rivela il mistero della passione di Dio per noi uomini. Le lacrime del Maestro per la condanna che si abbatterà su Gerusalemme non manifestano una disfatta impotente, ma rivelano tutta la potenza di un amore che garantisce la libertà dell’uomo, anche a costo di soffrire. Il Suo pianto è l’ultimo invito alla penitenza per
la città ostinata nel suo rifiuto e nel suo male.

Le parole di Gesù alla città non sono minacce, ma una constatazione sofferta del male che il popolo fa a se stesso e che ricadrà su di Lui nell’ora della passione sul Golgota. Le parole del Maestro, “Beati voi che ora piangete” (Lc 6,21), trovano compimento: un seme gettato nel pianto. Ma chi semina nel pianto mieterà con giubilo (Sal 126,5-6).

Il motivo del lamento sta nel fatto che nel giorno dell’entrata di Cristo in Gerusalemme, essa non ha compreso “la via della pace” e ha rifiutato Gesù, dando inizio ad un periodo di guerra che si concluderà con la sua distruzione.

 

Perdonaci, Signore, se, come sosteneva Origene, siamo noi la Gerusalemme su cui piangi ogni volta che riconosciamo i misteri della Verità, riceviamo la Parola del Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa, eppure pecchiamo, ci allontaniamo dalla “Città Santa” e ci esponiamo alle insidie del Maligno. Aiutaci Signore a riconoscerTi come l’unica via che può condurci alla pace!