In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono».
Luca 11,5-8
 
Che bello sentire queste parole da Gesù!
In questo discorso, Gesù ci invita a considerare Dio come un amico al quale potersi rivolgere ad ogni ora del giorno e della notte.
Così dev’essere la nostra preghiera: un incessante canto di lode, perdono e invocazione in ogni momento della nostra quotidianità.
 
Newman scriveva: “Il cristiano cerca in ogni tempo e in ogni cosa le tracce del Signore in cui pone la sua fiducia. Egli vive in una grande, interiore vigilanza.”
Allora leggiamo in ogni evento la presenza del Signore e rivolgiamo a Lui il nostro sguardo. Cerchiamolo sempre, con invadenza. Non perché Dio abbia bisogno delle nostre preghiere! Ma perché, attraverso le nostre preghiere a Lui rivolte, possiamo riscoprirci sempre più piccoli, mendicanti della sua misericordia. 
 
Gesù, buon amico, insegnaci a pregare!