Luca 9, 18-22
In quel tempo. Il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Questa domanda è il cuore del vangelo, spesso ce la siamo ritrovata davanti in qualche modo anche nei giorni scorsi e ci dobbiamo fare i conti: chi è per noi Gesù?

Ebbene, diversi atteggiamenti sono possibili: rispondere con frasi fatte, per sentito dire accontentandoci di ciò che altri pensano oppure giocandoci in prima persona. Un po’ quello che capita ai discepoli di fronte alla prima domanda generica di Gesù, il quale poi in seconda battuta li interroga personalmente.
Spesso mi chiedo cosa risponderei io. Come Pietro? Quasi sicuramente no (ma mi piacerebbe avere la sua fede!).

La seconda parte di questo brano contiene il primo annuncio della Passione, subito dopo l’ordine di non rivelare la vera identità di Gesù, perché davvero è il Cristo (ma se Pietro ha risposto bene, perché non annunciarlo a tutti?).

Solo l’evento del mistero pasquale (riassunto al v. 22) disvela definitivamente la risposta, permette di intuire cosa significa essere “Cristo”, cioè inviato dal Padre (Unto): il Figlio è uno che si mette a servire, GRATIS, fino all’accettare di essere rifiutato e fino al dono della vita, non rinunciando a voler bene a tutti! Tutte le altre risposte “comode” che non tengano presente questo aspetto fondamentale dell’esistenza di Gesù sono risposte parziali.

Quindi, se nel Primo Testamento Dio è colui che ha portato in salvo Israele con l’esodo, se è colui che ha ri-accolto il popolo dopo l’esilio da Babilonia (raccontato dal profeta Isaia nella 1° lettura, profetizzando la riconciliazione fra Giuda e Israele), con Gesù quello stesso Dio che è Padre ci dona salvezza, liberandoci dai nostri peccati e da ogni male. Vive un’altra Pasqua, un’altra Passione, restando il medesimo Dio ap-passionato dell’uomo.

Ecco, allora, diventa un pochino comprensibile quella meravigliosa “preghiera-confessione” di Paolo (un altro “gigante della fede”) nella 2° lettura: “mi è stata usata MISERICORDIA” (1Timoteo 1,13). “Gesù Cristo ha voluto in me dimostrare tutta quanta la sua magnanimità” (v.16).

Signore Gesù, io sono una peccatrice, ho bisogno della tua Misericordia e del Tuo Amore per essere salvata. Riconosco in Te Colui che mi può volere bene fino a questo punto, che ha dato la sua vita per donarmi la sua vita eterna. Donami la gioia di essere amata e salvata e di essere testimone per altri di questa Bella Notizia, certa di questa verità, come Paolo, “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io” (v.15)!