“In quel tempo. Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano». (Marco 16,15-20)

La liturgia oggi fa memoria dei Santi Cirillo e Metodio, che all’inizio del IX evangelizzarono i popoli della Pannonia e della Moravia, crearono l’alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, per aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti.
Il Vangelo ricorda l’impegno missionario di ogni discepolo che non deve partire dal solo desiderio di andare in ogni parte del mondo e di lasciare segni del proprio passaggio, piuttosto deve essere risposta a Gesù, Risorto e Asceso al cielo, che invia i suoi discepoli. Non solo. Gesù garantisce la sua presenza, grazie allo Spirito Santo, in qualsiasi situazione e in qualsiasi momento e il suo agire insieme a quanti ha inviato. Non basta quindi fare opere buone ma occorre fare in modo che il Signore agisca insieme a chi si presenta nel suo nome (a noi) e che i segni che lasciano siano conferma della sua Parola.
Se non è cosi, vuol dire che siamo annunciatori di noi stessi, che agiamo per la nostra affermazione e il nostro vanto, per dimostrare quanto siamo capaci ed essere ammirati da chi incontriamo, ma non siamo segni del Vangelo nel mondo né agiamo insieme a Gesù.