“In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!” (Luca 10,1-9).

Nel fare memoria dei Santi Cirillo e Metodio, la liturgia della Parola ci invita a riflettere sul significato della missione e della missione ad gentes.

Gesù non si limita all’insegnamento, alla formazione dei discepoli. Invita non solo i suoi discepoli ma tutti quelli che si é scelto come collaboratori, ad annunciare la Buona Notizia della presenza del Signore che ama ed è misericordioso: il regno dei cieli è vicino.

Colpisce, di questo passo evangelico, il fatto che Gesù chieda ai discepoli di pregare “il signore della messe” affinché mandi operai per l’annuncio dell’Evangelo. I successivi consigli del Maestro spiegano lo stile della missione.

Sembra quasi di assistere alla condizione del nostro tempo. Papa Francesco che ci aiuta a capire il senso di una chiesa in uscita. Viviamo una stagione, nella realtà del mondo occidentale, una crisi profonda: secolarizzazione, crisi e carenza di vocazioni.

Sempre più si avverte la necessità di uno stile di chiesa sobrio e nel contempo si auspica una chiesa fervente, che sa porre al centro la presenza del Signore. Nonostante questo ci sono molte opposizioni, critiche addirittura al Papa, ritorno ad una chiesa che guarda il mondo con distacco e ai fasti del passato.

Manca in questo tempo la speranza che lo Spirito Santo possa essere il motore di una fede genuina. La fedeltà di una comunità si misura dalla capacità di capire che il regno di D-o é già presente nelle nostre vite e opera nei modi più impensati.