“E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. “ (Matteo 15,1-3.111-32).

La parabola del Padre misericordioso circonda i pensieri in questi giorni di imposta permanenza a casa.

É l’Evangelo della misericordia per una umanità che spesso non sa distinguere dove si trova il bene, come si vive il bene con e per gli altri.

L’Evangelo ci aiuta a coniugare alcune azioni attraverso i verbi che leggiamo.

Perdersi. Il figlio minore è una persona che si perde pensando ad acquisire il patrimonio dell’eredità paterna. É un po’ pretenzioso volere l’eredità che gli spetta. Quello che consegue dopo aver ricevuto i beni del padre é di sperimentare l’oblio di perdere proprio tutto e di ridursi a mendicare.

Ma anche il fratello maggiore si é perso. Non ha capito ciò che conta. Non sono sufficienti le feste con gli amici e il godere la bella vita, per essere felici.

Ritrovarsi. Il giovane figlio ha fatto un calcolo di opportunità vale la pena mendicare accudendo i porci o fare il servo a casa di suo padre?

E il fratello maggiore pensa di essere stato trascurato in verità conquista tutti i beni del padre, tutta l’eredità. Si ritrova ricco senza non aver fatto nulla per meritarsela.

Accogliere. Solo se si accoglie si riceve. É il padre a testimoniare questa accoglienza che é rivolta ad entrambi i figli, un po’ scapestrati e senza valori.

Fare festa. É il padre che ordina di fare festa perché ha riconquistato un figlio perduto e probabilmente ammansito un figlio pieno di esigenze insoddisfatte.

É la misericordia che fa da sfondo all’Evangelo. É una misericordia con due facce e con la stessa immagine: la pazienza. Che pazienza ha il padre misericordioso. É vero ha una pazienza come quella di Giobbe! Due figli pieni di pretese che non sanno imitare la bontà del padre.

Ma noi siamo misericordiosi? Siamo pazienti?