“Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.” (Giovanni 3,13-17).

La festa della esaltazione della Santa Croce è un segno di contraddizione che la tradizione liturgica ci invita a meditare.

La croce non ci deve far scordare che in essa è appeso il Cristo, quel Gesù che si è donato a noi e che ci ha salvati per amore.

L’Evangelo ci porta a riflettere su due azioni che scombinano non solo la nostra vita ma anche quella del Padre che ci ha donato il figlio: il salire e il discendere.

Tutto è sorto dalla domanda di Nicodemo, fariseo e capo dei Giudei: come può un uomo rinascere?

Alla domanda di Nicodemo seguono le parole di Gesù all’inizio dell’Evangelo di oggi.

La vita che D-o ha creato ci fa sperimentare il salire e il discendere. Gesù è il Figlio che é disceso ed é risalito al Padre, coniugando l’amore e la misericordia.

La Santa Croce é il simbolo e l’esperienza cristiana che traduce quell’amore del Creatore per tutta l’umanità.

Da oggi in poi guardiamo i crocefissi con quella passione interiore che fa palpitare il nostro cuore di amore.

L’immagine che riportiamo è un crocifisso ligneo del XIII secolo, una rarità. Contempliamo il Crocifisso della Chiesa di Aracoeli in Vicenza.