“In quel tempo. Il Signore Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze,come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».(Mt 23,1-12)

Il testo di oggi, è la prima parte del capitolo 23 di Matteo -la seconda verrà proposta domani, la terza viene invece tralasciata in quanto ha inizio la “feria prenatalizia” con la lettura del capitolo 1 e 2 di Luca-.
Un solo versetto basterebbe a mandarci in crisi -del resto è compito della Parola di Dio mettere in crisi l’uomo, far sì che l’uomo si ponga delle domande, così che avvenga in esso una conversione a partire dal cuore-. Il Signore si rivolge ai vicini, a coloro che giorno dopo giorno condividono l’esperienza del discepolato e ai lontani, a coloro che forse sono lì per caso, insomma, alla folla. Una cosa è certa: Gesù parla a tutti, il suo messaggio è per tutti. E tutti mette in guardia!
Tra le righe della prima parte, vv. 1-7, possiamo leggervi il tema della coerenza tra «fede e vita». L’invito che ci viene rivolto è quello di non imitare i farisei “… dicono e non fanno” ma bensì di
guardare a Cristo nostra vera guida, al Padre celeste datore di ogni bene, lasciandoci guidare dallo Spirito santo che parla in ciascuno di noi.
I vv. 8-12 ci invitano invece all’umiltà. Il libro dei proverbi aiuta ancora oggi il lettore ad assumere questo atteggiamento: «Non darti arie davanti al re e non metterti al posto dei grandi, perché è meglio sentirsi dire: “Sali quassù”, piuttosto che essere umiliato davanti a uno più importante». (Pr.25,6-7).

La tentazione di essere superiore agli altri spesso è molto grande. Sei tu, Signore, che doni ogni capacità, ogni ricchezza.
A te quindi la lode e l’onore. Amen.