“Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.” (Luca 22,24-30a)

Di questo brano di Vangelo mi fanno riflettere due concetti: quello della grandezza e quello del servire.
All’inizio si dice che la discussione in merito a chi fosse da considerare il più grande era nata tra gli apostoli; questo atteggiamento potrebbe significare parallelamente tutte quelle volte in cui anche noi cerchiamo di stabilire una supremazia sugli altri e siamo tentati di affermare il nostro “potere”.
L’intervento di Gesù in questa situazione stabilisce un ribaltamento: Gesù parla di grandezza associata invece a qualcuno che si mette nella posizione di servo, seguendo il Suo esempio.

Eppure penso che questo ribaltamento non si esaurisca nell’indicazione di farsi servi per essere considerati grandi (per quanto sia già di per sé una sfida da attuare nel quotidiano) ma piuttosto rimandi a un sentire spontaneo.
Gesù dice infatti ai suoi, citando ironicamente la “farsa” dei potenti della terra, di non farsi chiamare benefattori, di non FARE qualcosa per essere riconosciuti grandi, anche se nella bontà e nelle opere buone; rimanda invece alla questione dell’ESSERE, infatti dirà: io STO in mezzo a voi, cioè io SONO presente in mezzo a voi come servo.